"Dopo anni di riflessione sulle molteplici possibilità che ha uno Stato di organizzarsi sono arrivato alla conclusione che la democrazia è il sistema più democratico che ci sia.
Dunque, c'è la democrazia, la dittatura… e basta. Solo due. Credevo di più.”
Giorgio Gaber
ANNO 2005, LICEO GIOVIO DI COMO, CLASSE 2° SA
In una classe del liceo Giovio, una ventina di studenti stanno ascoltando interessati una lezione di diritto. La materia in sé non sarebbe delle più entusiasmanti, ma nella lezione di oggi si discute della struttura di uno stato democratico, della divisione dei poteri, della libertà degli individui, e di altri argomenti che risvegliano negli ascoltatori un minimo di coscienza politica. La professoressa “Cipollina”, così soprannominata per l’abitudine di appellarsi agli studenti con l’epiteto “Cipollino”, con frasi del tipo: “Allora, cipollino, hai fatto i compiti?” oppure “Cipollino, oggi hai studiato?”, si sta veramente superando, e quando, parlando a proposito delle più alte cariche dello stato, spiega che tutti, volendo, potrebbero diventare presidente del consiglio, se riuscissero a racimolare abbastanza voti, più d’uno dei presenti ci crede davvero.
Ma proprio dopo aver concluso l’elogio del suffragio universale, si alza una mano dalla terza fila. Una domanda. “Si, dimmi Cipollino.”
“Prof., ma non sarebbe meglio, al posto di un suffragio universale, che il diritto di voto fosse dato solo a chi capisce un minimo di politica? Voglio dire, come fa mia nonna, a cui voglio un sacco di bene, a decidere se votare un partito o per l’altro se a malapena sa qual è l’attuale presidente del consiglio? Non si potrebbe utilizzare una sorta di test, per cui se lo superi puoi votare, altrimenti no? Con domande facili, certo, ma tanto per stabilire se hai minimamente capito cosa stai facendo andando a votare.”
Il volto della prof. si incupisce immediatamente. Subito si lancia in una feroce critica di quella proposta, sostenendo che ciò sarebbe una grave limitazione alla democrazia, al diritto di voto per tutti, alla libertà stessa. E’ impensabile che qualcuno non possa votare. Sarebbe come creare una discriminazione. Sarebbe come fare un incredibile passo indietro. Una democrazia non democratica.
ANNO 2010, UNSUBRIA SEDE DI COMO, FISICI DEL PRIMO ANNO ASCOLTANO UNA LEZIONE DI STATISTICA
In una classe dell’Insubria, una ventina di studenti stanno ascoltando attentissimi (...) una lezione di statistica. La materia in sé non è proprio delle più facili, ma alcuni concetti sono piuttosto interessanti. Nella lezione di oggi si discute di come fare, avendo due set di misure realizzate con strumenti diversi, ad utilizzarli in modo intelligente per avere una buona stima del valore vero. In pratica: se io misuro un tavolo prima con un metro da falegname, e poi con un interferometro (metafora del prof), come faccio ad utilizzare al meglio le due misure? Butto via quelle imprecise? Ma se ci ho messo tempo è fatica, non è una perdita di informazioni? Dopo una serie di passaggi logici, alcuni dei quali sembrano piuttosto oscuri, si arriva comunque ad una soluzione: la MEDIA PESATA. Questo fantastico strumento permette di avere una dispersione dei valori molto minore della media aritmetica, senza buttar via i “dati imprecisi”.
Dalla formuletta che se ne ricava

capiamo come i dati vengano pesati secondo l’inverso del quadrato della sigma; ovvero minore è la loro d
ispersione, maggiore è il loro peso, per cui
più i dati sono precisi, più valgono! Questo sistema è quindi migliore di una comune media aritmetica.
Per una strana coincidenza, il ragazzo che aveva insolentemente alzato la mano durante la lezione di diritto del 2005, è anche uno della ventina di studenti presenti alla lezione di Statistica, e per un’ancor più strano collegamento mentale, gli viene in mente un’idea; anzi, gli torna in mente un’idea, la stessa idea che aveva avuto 5 anni prima, riveduta e corretta.
Ormai siamo nel 2010 e, a parte qualche stato isolato, in tutto il mondo si è ormai affermato il sistema democratico, in cui ogni cittadino va a votare ed esprime la sua preferenza che poi viene sommata alle altre in modo uguale e determina l’esito delle elezioni. Ma siamo sicuri che sia il metodo migliore?
Bisogna capire cosa si intende, per migliore. Si potrebbe pensare di interpretarlo come “Il sistema che permette di stabilire qual è il partito, o il candidato, preferito dalla maggioranza”. Io invece propongo questa nuova definizione: “Il sistema che permette di stabilire quale sia il partito, o il candidato più adatto alla guida del paese”.
Vista questa seconda definizione, è giusto che il voto di mia nonna (a cui continuo di volere un fracco di bene) abbia lo stesso valore di un docente universitario di diritto? Io credo di no. Credo però che, per non cadere in trappole elitarie, mi debba spiegare un po’ meglio. Quello che voglio sottolineare, è che questo discorso non ha nulla a che vedere con la qualità o meno di un individuo. Non sto dicendo che il professore universitario sia MIGLIORE di mia nonna in senso morale o etico (semmai esista), ma solo che egli ha più COMPETENZA e CAPACITA’. Se io deve andare a farmi curare, di certo non vado dal primo che passa per strada, ma vado da un medico. Se devo volare in America, l’aereo lo guiderà un pilota. Se devo costruire un ponte, lo farò progettare da un architetto o un ingegnere. Questo perché? Semplicemente perché
LA COMPETENZA NON E’ UNIVERSALE. Quelle persone hanno studiato, si sono impegnate, hanno speso forze ed energie per arrivare a sapere più degli altri, e nel loro campo sono MIGLIORI (sempre nel senso espresso prima) di altri. Secondo me, quindi, tenere vivo ancora questo sistema di voto sarebbe come regalare a tutti un laurea in ingegneria, un brevetto di volo, o una specialistica in medicina e chirurgia. Non tutti hanno le stesse COMPETENZE. Credo che questo sia un dato di fatto.
Partendo da questo presupposto, come fare a determinare la “COMPETENZA DI VOTO”?
Rispondo a questa domanda con altre domande: Come facciamo a sapere se una persona sa il codice stradale ed è idoneo alla guida? Come capiamo se saremo accettati o no da una tal università?
Un quiz. Qualche domanda in stile patente (vero o falso) sarebbe utile per determinare il livello di competenza di ognuno. In base a quello, il suo voto potrebbe essere pesato in modo differente. Più rispondi esattamente alle domande, maggiore è il peso associato al tuo voto. Tutto merito della nostra MEDIA PESATA. Cerchiamo ora di vedere i possibili pregi e difetti di questo metodo.
ASPETTI POSITIVI1) Se il nostro obbiettivo è quello di avere al governo uomini o donne capaci, è indubbio che una media pesata sia migliore di una aritmetica. Questo perché chi ne capisce di più, in generale farà scelte più sagge o comunque con più consapevolezza, ed in questo modo tutti potranno beneficiare di una scelta più oculata. Tornando alla metafora della medicina: se voglio sapere se una tale sostanza sia cancerogena, è vero che posso fare un sondaggio tra i condomini della mia palazzina, ma forse sarebbe meglio intervistare qualche medico specializzato in proposito.
2) Naturalmente, se si istituisce un quiz, si deve parallelamente dare la possibilità di allenarsi e istruirsi per superarlo. Come quando ai miei 18 anni ho ricevuto la costituzione italiana per posta, così si DOVREBBE anche spedire, almeno alle fasce più basse, un fascicolo che spieghi in parole semplici quali sono le domande e che aiuti a prepararsi (come i libri per i quiz della patente). In questo modo si invoglierebbe la gente ad informarsi e saperne di più di diritto, e quindi ad essere più consapevole, aumentando la coscienza politica del paese.
3) I politici di conseguenza saranno costretti a rivolgersi in modo minore alle cosiddette “masse” e di più alle persone più istruite, e dovranno così presentare idee più concrete al vaglio dell’opinione pubblica. Inoltre loro stessi invoglieranno i propri elettori a prepararsi maggiormente, per far si che i loro voti valgano di più.
4) Questo metodo non discrimina per fede politica. Il quiz è totalmente uguale sia per destra che per sinistra, ciò che conta è la competenza.
ASPETTI NEGATIVI
1) Innanzitutto sono evidenti i problemi economici. Programmare i quiz, stamparli, scrivere libri, senza contare il tempo per correggerli, costa tempo e fatica. A questo però, si potrebbe rimediare attraverso un quiz associato ad un voto in modo elettronico: niente carta, niente correzione, niente spesa.
2) Bisogna fare molta attenzione a come si pesano i voti. Si potrebbe creare il rischio di un’aristocrazia che decide per le sorti del paese. Per ovviare a questo, bisogna, come ho già scritto, avviare parallelamente delle iniziative che invoglino le persone a prepararsi ai quiz, oltre che ovviamente a calibrare in modo saggio i pesi. Tuttavia, però, NON esiste problema di partitocrazia, in quanto i quiz sono uguali per tutti.
In definitiva, se per poter guidare (attività di gran lunga più pericolosa, ma anche più gratificante) è necessario un quiz, poiché è richiesto un minimo di competenza del codice stradale, perché non si può fare lo stesso per votare? In fondo, se questo è il sistema migliore per determinare la lunghezza di un tavolo, perché non può esserlo anche per capire da chi essere governati? Non credo sia un utopia dire che potremmo realizzarlo. Chi è con me alzi la mano.