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venerdì 13 luglio 2012

Elezioni -ciak 2

Sono indette le elezioni per la rappresentanza degli studenti negli organi istituzionali: Senato Accademico, Consiglio di Amministrazione, Nucleo di Valutazione e Consigli di Dipartimento.
Trovate le indicazioni all'indirizzo http://www4.uninsubria.it/on-line/home/naviga-per-tema/info-amministrative/elezioni/articolo3375.html.
Presentazione delle liste dal 3 Settembre, elezioni a fine ottobre.
...Rappresentanti di Facoltà: si consiglia un'assemblea studentesca per confrontarsi...

lunedì 7 marzo 2011

Senato degli Studenti di Como - nuovo statuto UnInsubria

Ciao colleghi,
il 25 febbraio si è riunito, credo per la seconda volta da sempre, il Senato degli studenti di Como, ovvero un'organo che riunisce i rappresentanti degli studenti della sede comasca dell'Insubria.
C'è la possibilità che quest'organo nato dalla volontà dei rappresentanti sia previsto dal nuovo statuto dell'università, ma questo si vedrà quando ci sarà un nuovo statuto, che è attualmente il nocciolo della questione.

Infatti a ogni riforma, le università devono riscrive il proprio statuto adeguandolo alla nuova legge. A questo scopo è stata istituita una commissione di revisione statuaria composta da rappresentati di tutte le fasce: professori ordinari, associati, ricercatori universitari, personale tecnico-amministrativo e studenti (uno per Como e uno per Varese, scelti tra i rappresentati del Senato accademico e del CdA). Il rappresentate degli studenti per la sede di Como è Federico Gilardoni (giurisprudenza), rappresentante in Senato accademico, che giustamente vuole cercare di presentare proposte che siano massimamente condivise da tutti gli studenti di Como, quindi anche dalla Facoltà di Scienze.

C'è ancora qualche problema sulla composizione definitiva del senato degli studenti, in quanto per i corsi che non hanno rappresentanti nei loro consigli di coordinamento didattico (o in cui questi non possano farsi carico dell'impegno) i rappresentanti della Facoltà di afferenza di quei corsi possono procedere a nominare uno studente di quel corso membro del senato.

Nonostante il Senato sia composto dai rappresentanti, l'università rimane di TUTTI i suoi studenti, per cui chiunque può portare proposte per il rinnovo dello statuto, presentandole tramite i propri rappresentanti o di persona. Non possiamo che apprezzare la partecipazione. Per chi volesse presentare proposte forse è utile farsi un'idea con lo statuto attuale che trovate qui.

A breve vi comunicheremo la composizione effettiva del Senato degli studenti, 
nel frattempo, facciamoci i migliori auguri per un secondo semestre entusiasmante



Daniele Guffanti
CdF Scienze Como

mercoledì 6 ottobre 2010

Posto un'email che mi è arrivata da una coordinatrice dei ricercatori (Gloria Tabacchi):

Vi sembra degno di un Paese Civile che una legge indecente che smantella l’Università pubblica e deruba i giovani (e anche i meno giovani) del loro futuro debba essere emanata, e per di piu' in questo modo sconcio? 23 ore di fila di discussione alla camera per 600 emendamenti ????

Vale cosi' poco il nostro lavoro e la nostra funzione sociale? Davvero non conta piu' nulla la formazione delle generazioni future? Non dovrebbe essere l'universita' il riferimento culturale e morale di ogni paese che si aspiri a definirsi civilizzato? Vogliamo davvero lasciargli fare una schifezza del genere?

Mettiamoci una mano sulla coscienza e usiamo tutti i mezzi che abbiamo a disposizione per dire NO.

1) PER FAVORE vi prego di diffondere il piu possibile questa notizia.

2) Partecipiamo numerosi a assemblee e iniziative per comunicare le ragioni della protesta fuori dalle aule universitarie.

3) A Milano il giorno 8 corteo di tutti gli atenei lombardi / studenti medi a partire dalle 8.30 da Festa del Perdono. Segue assemblea a partire dalle 12.30. Auspico numerosa partecipazione da Como. Vi comunicherò tramite volantino i dettagli.

4) Per iniziative dei ricercatori della rete29aprile insubria consultate il blog:
http://r29ainsubria.wordpress.com/ oppure contattate indirizzo email r29ainsubria@googlegroups.com

Personalmente non approvo le modalità della protesta, anzitutto perchè mi risultano poco chiare e perchè c'è una chiusura agli studenti che non la pensano come i ricercatori, ma credo che oggettivamente riservare a una riforma di gran parte del sistema accademico nazionale un solo giorno per la discussione finale sia esagerato.

A mio avviso, ci sarà comunque poco da fare: per tanti altri provvedimenti si è proceduto a colpi di decreto legge o di fiducia, dunque non ci si può meravigliare. Perlomeno, la cosa non mi meraviglia.

domenica 3 ottobre 2010

Assemblea sulla protesta dei ricercatori

Saluti a tutti,
vi segnalo che 
martedì 5 ottobre alle 14:00  in Aula Magna 
si terrà un'assemblea dei ricercatori 
aperta agli studenti e alla cittadinanza in cui spiegheranno le motivazioni della loro protesta ed esporranno le loro proposte.


E ora un po' di link: trovate l'avviso e le motivazioni della convocazione dell'assemblea qui, il comunicato stampa dei ricercatori dell'Insubria e il blog della Rete 29 aprile dell'Insubria.


Penso sia molto utile partecipare, se non altro per ascoltare le ragioni di una protesta che stiamo sentendo molto.


Nel frattempo, buona domenica!

mercoledì 21 luglio 2010

...e noi?

Cari studenti,
(ero indecisa se scrivere "cari compagni", ma l'epiteto mi sembrava troppo politicamente connotato...) vi scrivo qui perché spero di ottenere un po' più d'ascolto di quello che ho guadagnato dal commentare il post precedente (é il caldo? Siete già tutti in vacanza? O non usate più il pc?). L'alternativa è che io sia la sola persona d'accordo con...me, e in tal caso non ci sarebbe niente di male, solo vorrei capirlo.
Avete letto il resoconto del cdF? L'ateneo ha disposto la sospensione dell'offerta formativa, e se la protesta continua, dice la Loretta, si potrebbe arrivare al blocco dell'anno accademico. I ricercatori, lo sappiamo già, si sono allineati alla protesta nazionale, rifiutandosi di fare didattica.
In rappresentanza degli studenti, i nostri eletti in cdF hanno espresso solidarietà e "pieno appoggio" alle iniziative.
Bene. Ora ponetevi questa questione, per favore: siamo sicuri di voler dare il nostro "pieno appoggio" all'iniziativa?
Schierarsi a fianco dei protestanti per il nostro futuro: ok. Ma chi si schiera con noi per il nostro presente?
Nessuno, gente. I nostri diritti (primo fra tutti quel "diritto allo studio" di cui troppi si riempiono la bocca) non se li fila nes-su-no. Se l'anno accademico salta, chi ci perde? Noi. Se alcuni corsi non partono chi è parte lesa? Noi. Se per protesta le ore di lezione da sostenere saranno una quota minima, chi si vedrà impossibilitato a registrare i voti, quindi laurearsi in tempo? Sempre noi. Se passa il ddl e i fuori corso sono tenuti a pagare una mora per legge, chi paga lo scotto di una protesta che gli ha impedito di seguire gli insegnamenti necessari a rimanere in corso? Ancora noi.
La protesta, portata avanti per "difendere il diritto allo studio", il diritto allo studio lo ignora, lo ferisce ancora di più. Credo che sia giunto il momento di difendere non solo il nostro futuro, ma anche il presente, che questa forma di protesta mette in discussione. Pensateci: i protestanti hanno tutto da guadagnare ad avere gli studenti, compatti, a loro sostegno; è sinonimo di unione del fronte di protesta. Se il fronte si spaccasse, se ci fosse un' "anti-protesta", ci perderebbero: pensate anche alla potenza mediatica di una contro-protesta portata avanti solo da studenti contro tutto il resto dell'università, "Davide contro Golia per difendere il diritto allo studio".
Lo so, queste sono solo divagazioni al limite anche provocatorie, ma il punto è: a mio parere é ora di chiedere garanzie. Per noi.
"Gentili ricercatori, noi vi appoggiamo, ma la vostra protesta danneggia soprattutto noi: quindi o ci garantite che potremo studiare quello che ci piace senza essere obbligati a tralasciare corsi che non partono per protesta, che potremo registrare i voti risultando in corso, che le sessioni d'esame e di laurea si terranno normalmente, oppure non ci sentiamo più in grado di darvi il nostro appoggio". Fine.
Vi chiedo di pensarci sul serio, perché temo che continuando a dare il nostro appoggio incondizionato alla protesta rischiamo di pagare lo scotto non una, ma due volte: una per le conseguenze del ddl e una per le conseguenze della protesta.
Se diritto allo studio dev'essere, che lo sia davvero e sempre.
Credo che un'obiezione del genere possa essere compresa e anche condivisa dai ricercatori; non dobbiamo aver timore di confrontarci su quello che ci riguarda.
Cosa ne pensate?

mercoledì 7 luglio 2010

Resoconto Assemblea di Ateneo

Ciao a tutti, ieri si e' tenuta l'assemblea di ateneo per discutere delle conseguenze di DDL Gelmini e manovra finanziaria sulla nostra universita' e non solo..

Purtroppo anche ieri ci siamo trovati di fronte ad un'aula magna pressocche' deserta, a Varese erano pochi ma sicuramente molto piu' di noi.
Nella prima parte dell'assemblea ci sono stati degli interventi programmati di rappresentanti di un po' tutte le componenti dell'universita' (non degli studenti e questo mi ha lasciata perplessa).
Ad ogni modo si e' sottolineato il fatto che con questa manovra finanziaria, che molto probabilmente sara' approvata a suon di fiducia, i finanziamenti alla nostra universita' per il prossimo vedranno una riduzione del 10-15%, il blocco del turnover viene irrigidito ecc..
Docenti e non solo si vedranno gli scatti di anzianita' bloccati, niente rinnovo del contratto nazionale, blocco delle assunzioni, riduzione dei fondi per formazione e missioni, blocco della progressione di carriera ecc..
Gli studenti possono quasi dire addio al diritto allo studio.
Naturalmente non bisogna dimenticare i cambiamenti per la figura dei ricercatori.

Cosa si sta facendo per protestare?

- i ricercatori si dichiarano indisposti a coprire corsi che non sono per legge tenuti a fare
- i professori si dichiarano indisposti a coprire i corsi che rimangono vacanti
- autolimitazione dei professori a tenere un solo corso (come previsto dalle norme)
- sospensione delle sessioni di esame e laurea per il mese di luglio (alcuni invece tengono sessioni di laurea in modalita' "inusuali")

Il Senato Accademico dell'Universita' di Pavia tenutosi il 21 giugno sospende, per il momento, la delibera di programmazione dell’offerta formativa dell’Ateneo per l’a.a. 2010-2011. (Link)

E noi?

Hanno dichiarato indisponibilita' alla didattica :
- 40/42 ricercatori di Scienze Varese
- 25/27 ricercatori di Scienze Como
- i ricercatori di Economia si dicono disponibili a tenere 40 ore di lezione
- i ricercatori di giurisprudenza non hanno ancora preso posizione

I ricercatori di medicina, in un'assemblea tenutasi subito prima di quella di ateneo, hanno dichiarato, il 50% di loro, l'indisponibilita' alla didattica, alla sessioni di laurea e ai test di ammissione che si terranno a settembre.

Il personale tecnico amministrativo si unisce alla protesta e dichiara sostegno ai docenti e ricercatori.

Qualche numero dall'Europa :
- Germania : manovra da 80 miliardi in 4 anni + 13 miliardi di investimenti in ricerca e formazione fino al 2013
- Francia: manovra da 100 miliardi in 3 anni e anche loro aumentano gli investimenti nella ricerca
Questa e' comunque la linea generale europea. Perche' noi facciamo sempre il contrario?

In Lombardia nei prossimi 2 anni si avranno 3 miliardi in meno..

Gia' nel 2011 molti atenei di tutta Italia non riusciranno a chiudere i bilanci.

Chiudo con qualche link utile presentato durante l'assemblea :

ricercatori-unito.it
wpage.unina.it/apezzell/sito/unidoc/
http://aperinsubria.blogspot.com/2010/07/assemblea-di-ateneo-del-6-luglio-2010.html


Noi studenti non dobbiamo rimanere indifferenti di fronte a questa situazione, ma dobbiamo lottare per il nostro futuro.

martedì 6 luglio 2010

Consiglio di Facoltà 28.06.2010

Qualche giorno fa i neo-eletti rappresentati degli studenti nel CdF hanno sostento la loro prima sessione caratterizzata da un clima soffocante come solo quello della 4.14 alle due del pomeriggio sa esserlo.

Abbiamo innanzitutto nominando i rappresentanti degli studenti nella Giunta di Facoltà e nel consiglio scientifico del SiBA. In Giunta andrà Massimiliano Mascetti mentre al SiBA saremo rappresentati da Silvia Bonfanti.



Ma veniamo al Consiglio di facoltà vero e proprio. Si è segnalato qualche problema nell'organizzazione del CCD del nuovo corso interfacoltà di Scienze Ambientali che è la "fusione" di due corsi già esistenti a Como e a Varese.

E' stata poi resa nota la distribuzione dei fondi universitari per borse di ricerca, e anche quest'anno si è optato per una divisione che non ha tenuto in minimo conto i risultati della valutazione civr... speriamo che prima o poi ci si decida a premiare la qualità, ma probabilmente è una pia illusione.

Niente di particolarmente rilevante fino a che il Consigio di Facoltà non ha approvato all'unanimità la mozione dei ricercatori che riporto qui sotto:
I ricercatori della Facoltà di Scienze MM. FF. NN. dell’Università degli Studi dell’Insubria (sede di Como) riuniti in data 28/06/2010 ribadiscono la propria astensione allo svolgimento di attività didattiche non obbligatorie per legge a partire dal prossimo anno accademico in coerenza con il documento presentato al CdF del 31/03/2010, vista finora la indisponibilità del Ministro a correggere nella direzione auspicata e richiesta dai Ricercatori Universitari, il Disegno di Legge 1905/2009. A tal fine fanno pervenire singolarmente al Consiglio di Facoltà le dichiarazioni di indisponibilità a sostenere i corsi inizialmente programmati per l’anno accademico 2010-2011. Con la presente i Ricercatori Universitari chiedono ai colleghi Professori Ordinari e Professori Associati della Facoltà un sostegno alla protesta e auspicano che i colleghi Professori di I e II fascia non svolgano azione di supplenza prendendo in carico i corsi che, per effetto della protesta nazionale indetta dai ricercatori, risulteranno così vacanti. La presente azione dei RU della Facoltà di Scienze Como è parte integrante delle manifestazioni di contrarietà al ddl attualmente in giacenza al Senato e in attesa di discussione. Analoghe posizioni sono state già espresse da molti tra gli atenei italiani in cui i ricercatori stanno predisponendosi a sospendere la propria attività didattica. Tale protesta non ha finora trovato risposta da parte dell’interlocutore principale e cioè da parte del Ministero e si prevede che il clima non possa che peggiorare per effetto della manovra economica correttiva che porrà in essere un ulteriore taglio ai finanziamenti agli atenei ed alla ricerca in generale oltre a porre mano al congelamento di ogni avanzamento stipendiale e di carriera per tutti coloro che operano nel settore universitario nazionale.
Una mozione analoga è già stata approvata dal Consiglio di Facoltà della Facoltà di Scienze di Varese.

Penso che sia tutto.

alla prossima

i rappresentanti degli studenti 

venerdì 2 luglio 2010

Strikes could 'break' Italy's universities

Anche su Nature parlano parlano di cosa potrebbe succedere/accadra' alle universita' del nostro paese se questa riforma sara' approvata...

Qui il link

ASSEMBLEA DI ATENEO

E' appena stato diffuso che il giorno 6 luglio alle ore 16:30 si terra' una assemblea generale di ateneo. Questa avra' luogo nelle aule magne di via Dunant a Varese e nell'aula magna di via Valleggio a Como in video conferenza.

Qui trovate la locandina dell'evemto.

Riporto inoltre la mail giunta :

Ai Rappresentanti degli Studenti negli Organi Collegiali dell'Ateneo

Gent.m*,

come probabilmente sapete, la manovra finanziaria attuata con il Decreto Legge 31 maggio 2010, n.78, in discussione in Parlamento, prevede numerose misure vessatorie per l’università e la ricerca. Tutte le associazioni e i sindacati dell’università hanno indetto dal 5 al 9 luglio una settimana nazionale di mobilitazione contro la manovra finanziaria e contro il DdL Tremonti-Gelmini.

In questo contesto e per avere l'opportunità di discutere ed informarsi sulla situazione e le sue conseguenze è stata indetta un'ASSEMBLEA GENERALE DI ATENEO - martedì 6 luglio 2010, ore 16:30 presso l’Aula Magna di Via H. Dunant n. 3, Varese e l’Aula Magna di Via Valleggio, Como (in collegamento in videoconferenza) aperta a tutte le componenti dell'Università, nella quale verranno discussi lo stato della protesta e della mobilitazione a livello locale e nazionale, le richieste da formulare al ministero e ai parlamentari, le iniziative di supporto da intraprendere nei prossimi giorni e il coordinamento tra le varie componenti universitarie.

Riteniamo particolarmente importante la presenza e il contributo degli studenti, che dell'universita' sono non solamente i principali fruitori "diretti" (indirettamente beneficiano della formazione e della ricerca universitarie tutta la societa' a livello nazionale e - idealmente, ma non troppo - globale) bensi' anche una componente fondamentale, insieme ai professori, ai ricercatori e al personale amministrativo e tecnico. I tagli imposti dal quadro normativo in essere e in fieri colpiscono molto pesantemente anche gli studenti, prima di tutto in termini di riduzione dell'offerta didattica, di riduzione dei servizi e di verosimile futuro aumento delle tasse universitarie. Per tutti questi motivi, speriamo che la vostra partecipazione sia ampia e che vogliate anche contribuire alla discussione in aula. A questo proposito, sono previsti alcuni interventi preordinati (di non oltre 10 min l'uno) e quindi una serie di interventi liberi dei presenti (non oltre 3-4 min l'uno). Fatemi sapere eventualmente se desiderate concordare a nome degli studenti un singolo intervento preordinato (non piu' di uno, per evidenti motivi di tempo: gli altri 2-3 saranno per il personale docente e non e per i giovani borsisti e contrattisti non di ruolo). Diversamente, sara' comunque possibile intervenire in discussione prenotandosi in aula.




PARTECIPATE NUMEROSI !!!

martedì 13 aprile 2010

Il Futuro dei Ricercatori

Ciao a tutti,
negli ultimi mesi il DDL Gelmini sulla riforma della scuola ha fatto molto discutere, mentre il progetto di riforma dell'Università sta quasi passando sotto silenzio. Tra i punti più discussi c'è il nuovo "assetto" della figura del ricercatore universitario. Abbiamo chiesto al professor Faccio, che ringraziamo per la gentile collaborazione, di spiegarci cosa sta succedendo:
Prima di entrare nel merito delle DDL Gelmini, spendo due parole per illustrare la situazione attuale del ricercatore che potrebbe essere utile per riuscire a capire le ragioni della protesta in atto.
Lo stato giuridico del ricercatore è determinato da una legge (e non da un contratto  come avviene per la maggior parte dei lavoratori). Questa legge impone pochi doveri ma concede anche pochi diritti. Il ricercatore deve compiere ricerca, anche in modo indipendente. Attualmente è previsto un solo momento di giudizio del proprio lavoro, alla fine dei primi tre anni di servizio in cui si chiede la conferma della propria posizione. 
La didattica viene svolta dal ricercatore dietro il suo consenso e in accordo con la Facoltà. Il ricercatore non è tenuto per legge a svolgere didattica. Lo fa per vari motivi: 1) oggi, il ricercatore prende servizio in un ambiente in cui fare anche didattica è la norma e non l'eccezione. Quindi "deve" farlo. 2) Solitamente lo fa anche volentieri,  anche come modo per stare a contatto con gli studenti. Didattica e ricerca si sostengono l'uno sull'altro. Un'università che svolge solo didattica lo farebbe inevitabilmente ad un livello più basso e sarebbe una specie di super-liceo. E un'università senza studenti  sarebbe culturalmente più povera.
Riassumendo: i professori associati e ordinari si incaricano di gestire ed effettuare la maggior parte della didattica, Il ricercatore si incarica di fare la ricerca. 
Questo è quello che dovrebbe essere ma la realtà è diversa.
Negli ultimi anni, immagino per far fronte ai  tagli dei finanziamenti, le Facoltà hanno continuato ad assumere ricercatori in base a esigenze di didattica e NON di ricerca. 
Con il passare del tempo quindi si è creata una situazione in cui molta della  didattica viene svolta dai ricercatori. Indipendentemente dai numeri, se oggi i ricercatori si rifiutassero di fare didattica, la maggior parte dei corsi di laurea rischierebbero la chiusura.

Veniamo ora  alla DDL Gelmini e alla protesta.
La protesta dei ricercatori ruota fondamentalmente attorno a due punti:

  1. il futuro degli attuali ricercatori;

  2. le prospettive dei futuri ricercatori.
 La DDL di fatto cancella l'esistenza del ricercatore universitario. Non è più prevista questa posizione e la legge vuole imporre agli attuali ricercatori gli stessi obblighi dei professori associati, i.e. lo svolgimento obbligatorio di almeno 350 ore di didattica. Fin qui nulla di gravissimo (anche se molti miei colleghi vedono già qui un grave problema). All'estero la figura del ricercatore a tempo indeterminato non c'è. La ricerca è svolta da personale a  tempo determinato e il personale a tempo indeterminato svolge ricerca e anche didattica. Tuttavia, questo cambiamento avviene con un'equiparazione dei doveri ma non dei diritti. Rimaniamo ricercatori con lo stipendio del ricercatore e senza la possibilità di accedere agli stessi finanziamenti e incarichi universitari (e.g. all'interno delle Facoltà e Dipartimenti) dei professori.
Peggio ancora, viene di fatto negata la possibilità al ricercatore di diventare associato, anche se lo volesse. Questo per colpa del successivo punto...

2) Il ricercatore viene sostituito da una figura a tempo determinato, quello che ad alcuni piace chiamare "tenure track".  All'estero il tenure track è una posizione di prova, solitamente di 5 anni e con cui si accede alla posizione di professore. Alla fine dei 5 anni si viene giudicati da una commissione e, se il giudizio è positivo (quasi la norma), il passaggio a professore è garantito. Ci sono pochissime eccezioni a questa regola, e.g. l'MIT che per politica interna assume solo professori dall'esterno. Ma stiamo parlando dell'MIT...
Comunque, in qualunque caso, terminata la tenure track, si è liberi di rimanere come professore oppure di andare in un'altra università.
E la tenure track italiana? Sono 3+3 anni. Alla fine di questi 6 anni si viene giudicati e si ottiene l'idoneità per diventare associato. Peccato che non vi è alcun obbligo per l'università di assumere il neo-professore. Al contrario, attualmente sono previsti tagli ai fondi per le Università che, congiuntamente all'obbligo di spendere meno del 90% di questi fondi per personale (pena l'impossibilità di procedere ad altre assunzioni) si profila una situazione in cui almeno per i prossimi 5-10 anni pochissime università in Italia potranno assumere. 
Altro dettaglio: se alla fine dei 6 anni non si prende servizio come professore, si viene esclusi dal sistema universitario italiano. Per sempre.
Quindi la domanda è: sapendo che l'università non può assumere perché non ha i soldi per farlo, voi accettereste una posizione a 6 anni senza futuro e che vi lascerà a piedi all'età di 34-36 anni, cioè proprio nel momento in cui i vostri coetanei stanno o hanno già costruito le basi per la propria carriera e.g. nell'industria?
Infine, i pochissimi "fortunati" che si sono collocati in una delle pochissime università che potrebbe assumere un associato, si troveranno in competizione con  i vecchi ricercatori dinosauri. La buona notizia è che se il preside di Facoltà ci ragiona su anche per 3 secondi, si accorgerà che la scelta ovvia a far diventare associato il tenure track (che altrimenti verrebbe buttato per strada con la perdita di forza lavoro) piuttosto che il ricercatore che già svolge la didattica di un associato, costa meno di un associato ed è già assunto a tempo indeterminato.

Nel complesso la DDL si prospetta come una legge che nel contesto italiano rischia di portare il sistema universitario al crollo. I vecchi ricercatori non avranno possibilità di carriera. Alcuni andranno all'estero, altri rimarranno. I nuovi ricercatori saranno fortemente scoraggiati dall'intraprendere la non-carriera universitaria che sarà basata solo sugli aspetti "deboli" della tenure track e senza alcuna garanzia. Anzi, nella maggior parte delle università  una garanzia ci sarà: finire per strada a 35 anni.

I ricercatori protestano non perché non accettano il cambiamento che è giusto che ci sia, ma perché vogliono evitare un cambiamento che non prospetta alcuna miglioria per l'università italiana, blocca la carriera a persone che sono state assunte in condizioni e con promesse ben diverse, rende legge il precariato e, anzi, dato il contesto italiano punta a sostituire il precariato con la disoccupazione.
Allo stato attuale mi sembra che sono una trentina le università in Italia in cui i ricercatori hanno già ufficializzato la propria posizione e la minaccia di sospendere la didattica (per l'anno 2010-2011). Le altre università, come la nostra, si stanno mobilitando ora. La protesta è coordinata a livello nazionale da Marco Merafina il quale sta anche portando avanti una proposta di modifica (la proposta "Merafina")  che sostanzialmente chiede che il ricercatore venga parificato nei doveri ma anche nei diritti all'associato e si chiede anche venga tolta o modificata la nuova figura 3+3. Ci sono ovviamente molti aspetti che qui non ho trattato, ci sono molte posizioni e opinioni diverse ma la tendenza è di cercare di mantenere una linea comune e portare avanti una sola protesta a livello nazionale. Ci sono stati alcuni incontri recenti con il governo e se tutto va  bene porteranno qualche frutto. Lo scopo della protesta non è sospendere la didattica ma cercare di evitare a tutti costi di doverla sospendere. Per cui speriamo vivamente che la sola minaccia basti per ottenere il risultato senza dover mai passare ai fatti. 

Un paio di osservazioni personali conclusive:
In tutta Europa l'investimento nelle Università sta aumentando, anche per far fronte alla crisi e nella speranza di uscirne più forti. Perché in Italia si continua a tagliare, non solo sui finanziamenti, ma adesso anche sul futuro delle persone?
Questa DDL non è diretta a ottimizzare, fortificare e migliorare l'|Università ma, per stessa ammissione del governo, è diretta a risparmiare soldi, oggi e subito, senza considerare l'impatto che questo avrà domani.
Un esempio dell'impatto, già misurabile, delle scelte italiane: è appena uscita la classifica dei paesi che investono e sfruttano di più la tecnologia e l'innovazione ICT (information and communication technology). è un aspetto importante perché il benessere di un  paese moderno poggia sulla tecnologia e sulla rete per le comunicazioni, proprio come l'impero romano poggiava sulla sua rete viaria. Bene, l'Italia sta retrocedendo e ora è 48esima. La Francia è 18esima, la Spagna attorno alla 30esima. Davanti a noi ci sono anche il Montenegro e la Tunisia.
Ognuno avrà la sua opinione e siamo tutti esperti di economia, un po' come siamo tutti esperti di calcio durante i mondiali, ma svuotare le Università e risparmiare sulla cultura è una scelta oggettivamente molto discutibile.

mercoledì 28 ottobre 2009

Riforma università

DAL CDM VIA LIBERA AL DDL DI RIFORMA DELL'UNIVERSITÀ

Un parziale stralcio di articolo dal web... è giusto per rendervi partecipi della notizia (anche se sono sicuro che non ne abbiate bisogno), e per cominciare una proficua discussione...il sasso è stato lanciato.


ROMA - Via libera del Consiglio dei ministri al disegno di legge per la riforma universitaria.

Le università sono autono
me ma risponderanno delle loro azioni: se saranno gestite male riceveranno meno finanziamenti, decretando così la fine dei finanziamenti a pioggia. E' il principio su cui è incardinata la riforma dell'università che, dopo una lunga gestazione, ha fatto oggi il primo passo con l'approva
zione in consiglio dei Ministri, di un
ddl che con molta probabilità comincerà il suo iter in Senato.
I contenuti sono stati illustrati dal ministro dell'Istruzione, Mariastella Gelmini, affiancata, in conferenza stampa, da Giulio Tremonti, il collega di Governo che, secondo indiscrezioni, avrebbe messo i bastoni tra le ruote a questa riforma. Ma l'interessato ha smentito oggi qualsiasi presunta tensione: "ho sentito dire cose strane, parlare di contrasto, di interferenze e contrarietà. Certo il tema è stato complesso". Entro sei mesi dall'approvazione della legge gli atenei dovranno approvare statuti che recepiscano le novità.
CODICE ETICO ANTI-PARENTOPOLI - Ci sarà un codice etico per evitare incompatibilità, conflitti di interessi legati a parentele.
RETTORI A TEMPO - Un rettore non potrà rimanere in carica per più di 8 anni (attualmente ogni università decide il numero dei mandati), con valenza retroattiva.
FUNZIONI NETTAMENTE DISTINTE TRA SENATO E CDA - Il Senato avanzerà proposte di carattere scientifico, ma sarà il Cda ad avere la responsabilità chiara di spese e assunzioni, anche delle sedi distaccate. Il Cda non sarà elettivo, avrà il 40% di membri esterni e anche il presidente potrà essere esterno. E' prevista una presenza qualificata di studenti negli organi di governo. La riforma della governance prevede, inoltre, la figura di un direttore generale, un vero e proprio manager di ateneo, al posto dell'attuale direttore amministrativo. Il nucleo di valutazione d'ateneo avrà una maggiore presenza di membri esterni per garantire una valutazione oggettiva e imparziale.
PER PROF VALUTAZIONE DA STUDENTI E CERTIFICAZIONE PRESENZA - Gli studenti valuteranno i professori e questo giudizio sarà determinante per l'attribuzione dei fondi alle università da parte del ministero. I docenti avranno l'obbligo di certificare la loro presenza a lezione. Viene, inoltre, stabilito un riferimento uniforme per l'impegno dei professori a tempo pieno: 1.500 ore annue di cui almeno 350 destinate ad attività di docenza e servizio per gli studenti. Scatti stipendiali solo ai prof migliori e possibilità di prendere 5 anni di aspettativa per andare nel privato senza perdere il posto.
FUSIONI E RIDUZIONE DEI SETTORI DISCIPLINARI - Ci sarà la possibilità di unire o federare università vicine per abbattere costi e aumentare la qualità di didattica e ricerca. Saranno ridotti i settori scientifico-disciplinari dagli attuali 370 alla metà (consistenza minima di 50 ordinari per settore) per evitare che si formino micro-settori che danno troppo potere a cordate ristrette. Riduzione delle facoltà che potranno essere al massimo 12 per ateneo.
ABILITAZIONE NAZIONALE - Il ddl introduce l'abilitazione nazionale per l'accesso di associati e ordinari. L'abilitazione é attribuita da una commissione nazionale (anche con membri stranieri) sulla base di specifici parametri di qualità. I posti saranno poi attribuiti a seguito di procedure pubbliche di selezione bandite dalle singole università. Si prevede una netta distinzione tra reclutamento e progressione di carriera.
SPAZIO AI GIOVANI RICERCATORI - Si prevedono contratti a tempo determinato di 6 anni (3+3), al termine dei quali se il ricercatore sarà ritenuto valido dall'ateneo sarà confermato a a tempo indeterminato come associato. Il provvedimento abbassa l'età in cui si entra in ruolo da 36 a 30 anni con uno stipendio che passa da 1.300 a 2.100 euro. Tra le novità l'aumento degli importi degli assegni di ricerca e l'abolizione delle borse post-dottorali.
BILANCI TRASPARENTI, COMMISSARIAMENTO PER CONTI IN ROSSO - Verrà introdotta una contabilità economico-patrimoniale uniforme, secondo criteri nazionali concordati tra i ministeri dell'Istruzione e del Tesoro. Debiti e crediti saranno resi più chiari nel bilancio. E' previsto il commissariamento per gli atenei in dissesto finanziario.
AIUTI A STUDENTI MERITEVOLI - E' prevista la delega al governo per riformare la legge 390/1991, in accordo con le Regioni. L'obiettivo è quello di spostare il sostegno direttamente agli studenti. Sarà costituito un fondo nazionale per il merito al fine di erogare borse di studio e di gestire, con tassi bassissimi, i prestiti d'onore.